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STEP 2

Data Journalism

Il progetto Vale la pena – dalla reclusione all’inclusione nasce con l’obiettivo di ottimizzare e consolidare le strategie multidisciplinari e multidimensionali di integrazione sociale ed inclusione attiva delle persone sottoposte a limitazione della libertà, grazie al coordinamento degli Agenti di Rete e all’azione di numerose figure specializzate quali il mediatore culturale, lo psicologo, gli educatori e gli operatori. 

Lo scopo è quello di attuare l’articolo 27, comma 3 della Costituzione e, nel territorio bresciano, sono le istituzioni carcerarie Nerio Fischione e Verziano che se ne fanno carico.

Questa iniziativa, che è monitorata dalla Regione Lombardia, viene finanziata attraverso FSE (Fondi Strutturali Europei).

Il nostro gruppo è partito dalla domanda: “VALE LA PENA investire sul futuro di queste persone?” La risposta che è emersa chiaramente dalla nostra indagine è stata “Sì”, infatti tutti i dati rilevati  dimostrano che sono proprio le misure alternative di reclusione che abbassano il rischio di recidiva del reato e favoriscono il reinserimento del detenuto nella società. Il consolidamento del progetto, che è giunto alla terza edizione, si basa sulla collaborazione tra diverse figure professionali, in primis l’Agente di Rete, il quale ha sia il compito di orientare i detenuti all’interno dell’istituzione carceraria che la capacità di formare nuove figure, ad esempio i volontari che gestiscono lo sportello informativo del CSV (Centri di Servizio per il Volontariato) e che a loro volta attivano percorsi di volontariato per persone condannate o in messa alla prova. L’accesso al progetto almeno in una fase iniziale è stato molto elevato: in due anni oltre 400 persone hanno incontrato l’Agente di Rete per avere informazioni su come muoversi all’interno dell’istituzione carceraria; 129 di queste sono state affiancate dalla figura del mediatore culturale.
Se nelle prime due edizioni del progetto, l’accesso era limitato a detenuti che avessero ricevuto una condanna definitiva, oggi può accedere al progetto anche chi è in attesa di giudizio. 
Si è inoltre riusciti ad incrementare il coinvolgimento attivo ai percorsi dei soggetti con fragilità. In particolare:
15 detenuti hanno partecipato ai gruppi tematici sulla genitorialità nella Casa di Reclusione di Verziano;
23 detenuti hanno partecipato al laboratorio di teatro sociale nella Casa di Reclusione di Verziano;
4 detenuti con problematiche psichiatriche hanno partecipato ai laboratori occupazionali esterni.
Al fine di aumentare le opportunità di inclusione lavorativa sono state incrementate le azioni di formazione e di certificazione delle competenze dei beneficiari e sono state erogate dal sistema regionale 1108 ore di servizi al lavoro rivolti all’accompagnamento e orientamento verso le misure di inclusione. Le persone coinvolte sono state 115, delle quali ben 46 sono giunte ad vero e proprio percorso formativo. Inoltre sono stati attivati e monitorati 10 tirocini finalizzati all’inclusione sociale con risorse interne, 12 con risorse complementari e 5 con un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. 
Riguardo al tema dell’inclusione abitativa è stato aumentato il numero dei posti letto disponibili fino ad arrivare a 34 nella sola città di Brescia. Le persone inserite in accoglienza abitativa sono state 38, per tutte è stato attivato il supporto educativo. Grazie alla promozione della reintegrazione sociale e dell’autonomia abitativa 11 persone sono uscite dagli alloggi in housing per passare in autonomia abitativa.
La percentuale di riuscita e di reinserimento dei reclusi che hanno partecipato al progetto è molto alta: infatti su 38 utenti che hanno preso parte al progetto solo 6 sono tornati in carcere, di questi 5 per non aver rispettato l’obbligo di domicilio e solo una di queste per recidiva di reato. 
Il progetto offre inoltre, all’interno dei due istituti, percorsi di formazione quali cucina, riparazione orologi e idraulica; è presente un percorso di istruzione superiore professionale e, solo nel carcere di Verziano, è possibile accedere all’istruzione universitaria per i corsi di Giurisprudenza ed Economia.
Il laboratorio di teatro sociale che lavora sui legami, sulle relazioni, sull’essere genitori e figli dentro al carcere, anche attraverso l’ingresso dei familiari che diventano parte attiva dell’esperienza, si pone l’obiettivo di ricostruire le relazioni con i familiari.

Per chi partecipa a questo laboratorio, la recidiva di reato, che in media per i detenuti nelle carceri italiane è del 60%, si riduce addirittura al 6%.
Tutti gli interventi rieducativi e le misure alternative alla detenzione concorrono concretamente al cambiamento per la persona detenuta, in linea con l’art 27 comma 3 della Costituzione italiana, con la legge Gozzini del 1986 e con il DPR del 30 giugno 2000.
Vale la pena investire sul futuro delle persone, soprattutto in carcere.

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Behind The Scene

Team al lavoro

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